La Brigata Ebraica si è presentata al corteo del 25 Aprile di Milano con un chiaro intento provocatorio.
Ha tentato di prendere la testa del corteo — davanti ai sindaci e all’ANPI — con bandiere israeliane, dello Scià, degli Stati Uniti e foto celebrative di Trump e Netanyahu.
Poco c’è voluto perché cittadine e cittadini si rendessero conto di quella presenza in piazza.
Dopo più di due anni di genocidio a Gaza e in Palestina, dopo il secondo mandato Trump tra rastrellamenti ICE e guerre scellerate, Milano ha risposto: non c’è spazio per chi inneggia a uno stato genocida.
Dopo ore di contestazione spontanea e dal basso, la Brigata è uscita dal corteo.
Per noi il 25 Aprile non è una rimembranza storica.
La Resistenza non è finita 81 anni fa.
Le accuse di antisemitismo rivolte all’ANPI sono disonestà intellettuale: antisionismo non è antisemitismo. Lo sanno bene le numerose realtà ebraiche che erano presenti nel corteo e hanno sfilato senza alcun problema. Ed è proprio a questo falso equivoco che punta il DDL Antisemitismo del governo Meloni, portando al paradosso di un partito figlio del MSI che accusa di antisemitismo l’ANPI.
Abbiamo la responsabilità di portare avanti ogni giorno i valori della resistenza e dei partigiani.
Quando celebriamo la Liberazione, celebriamo un popolo che si è liberato dal suo oppressore, un popolo contro le disuguaglianze su base etnica o religiosa.
La Resistenza non è compatibile con sionismo, con l’imperialismo, col fascismo.
ORA E SEMPRE, RESISTENZA!

