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Piazza Fontana non è una ricorrenza: contro i fascisti nelle istituzioni

Il 12 Dicembre 1969 nel tardo pomeriggio in Piazza Fontana esplose un ordigno che causò la morte di 17 persone e ne ferì altre 87. Nei giorni successivi si discusse sulla matrice dell’attentato e pretestuosamente le istituzioni decisero di seguire la “traccia anarchica”.

È così che cominciò la persecuzione politica del movimento anarchico milanese che culminò il 15 Dicembre nell’omicidio del compagno Pinelli nei locali della questura di Milano. Da indagini successive emerse una verità diversa da quella che provarono a spacciare per tale le istituzioni: gli autori dell’attentato sono i fascisti.

Come ogni anno il 12 Dicembre scendiamo in piazza contro il fascismo e i fascisti nelle nostre istituzioni e per ribadire che la strage di Piazza Fontana è a tutti gli effetti una strage di Stato. La complicità dell’apparato statale, delle forze di polizia e l’omicidio dell’anarchico Pinelli sono testimoni di questa verità.

Come studenti e giovani viviamo una società in cui la repressione, l’oppressione delle classi sociali meno ricche e delle soggettività non uniformate sono all’ordine del giorno. Da ormai più di due anni viviamo il governo più a destra della storia repubblicana del nostro paese e le sue politiche riflettono questa sua caratteristica.

Il Fascismo non si manifesta soltanto attraverso dittatura, manganelli e olio di ricino, bensì anche attraverso misure volte a limitare la libertà d’espressione, l’accessibilità ai servizi pubblici, il diritto allo studio e il contenimento della disuguaglianza sociale.

Oggi più di ieri è importante scendere in piazza per ricordare cos’è il Fascismo: la morte di tutte le idee e di tutte le opinioni, che dal punto di vista pratico si traduce in repressione e stragi politiche.

Come studentз, giovani e cittadinз non possiamo accettare che il fascismo possa continuare a esistere, anche se sotto forme meno evidenti, all’interno delle nostre istituzioni. Come ripetiamo da più di 50 anni Piazza Fontana è soltanto la punta dell’iceberg che il nostro paese attraversa.