Un anno dopo: cos’è cambiato?

Un anno fa fondavamo GPS - orientarsi nell'emergenza. Cos'è cambiato?

Un anno fa fondavamo GPS: cos’è cambiato?

Esattamente un anno fa, all’inizio del primo lockdown, nasceva GPS – Gruppo di Partecipazione Solidale, all’interno del progetto Aiutarci a Milano.

Avevamo iniziato portando la spesa allз anzianз e alle persone in quarantena: erano i giorni in cui ordinare la spesa online era impossibile, vedevamo cittadinз abbandonati a loro stessз e abbiamo sentito la necessità di attivarci per dare una mano.

Piano piano però hanno iniziato ad arrivare al nostro centralino sempre più chiamate di famiglie che la spesa non se la potevano permettere, quindi abbiamo iniziato a raccogliere cibo e donazioni per poter dare loro pacchi alimentari gratuiti.

A dicembre dell’anno scorso abbiamo dovuto mettere in pausa la nostra attività ma non certo perché non c’era più bisogno di noi.

A un anno dall’inizio della pandemia i nuovi poveri, tuttз coloro che hanno perso il lavoro a causa della pandemia, tuttз coloro che stanno ancora aspettando la cassa integrazione o i ristori dal governo, non fanno più scalpore ma non sono certo scomparsз. Solo lo scorso weekend si è assistito alla coda di centinaia di persone fuori dalla onlus Pane Quotidiano per ricevere un aiuto alimentare. La Caritas Ambrosiana ha detto che nel 2020 le richieste per gli aiuti alimentari da loro distribuiti sono aumentate del 130%, il 50% di queste richieste provenienti da famiglie che prima non avevano mai avuto bisogno di aiuti.

A un anno dall’inizio della pandemia è evidente a tuttз come non sia andato tutto bene e come tutto sembra andare sempre peggio: si continua a discutere di brevi e risicate proroghe al blocco licenziamenti e al blocco sfratti senza pensare a soluzioni sistemiche.

A un anno dall’inizio della pandemia è necessario che lo stato intervenga con decisione: la fase emergenziale ormai è finita, la straordinarietà della situazione non è più una giustificante, è necessario convivere col virus. È necessario che i miliardi del recovery fund vengano investiti per una reale ripartenza, una vera transizione ecologica e ammortizzatori sociali efficaci.

Lo stato deve occuparsi del benessere dellз suз cittadinз, non delle aziende e di Confindustria: servono casa, cibo, reddito e sanità per tuttз.

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