Alcune notizie (di proteste) dal mondo

INDIA

I contadini indiani protestano da mesi contro le leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo, che avrebbero dato ai contadini e ai commercianti la possibilità di vendere i prodotti senza vincoli di prezzo, non più solo nei mercati regolamentati dallo stato. 
Le proteste vanno avanti da fine novembre, con milioni di contadini che ormai vivono accampati intorno alla capitale.
Il 12 gennaio la corte suprema aveva sospeso l’entrata in vigore delle leggi ma per i manifestanti è necessario ritirarle del tutto, motivo per cui le proteste ancora continuano.

POLONIA

È entrata in vigore in Polonia una legge che vieta l’aborto tranne in casi di violenze, nonostante le numerose proteste e l’ostilità della comunità europea. 
Questa misura era già stata approvata a ottobre ma le proteste scoppiate all’epoca ne avevano ritardato la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 
Da giorni migliaia di persone stanno manifestando in molte città polacche, nonostante le restrizioni anti-covid. 
Già prima di questo divieto la Polonia aveva una delle leggi più restrittiva d’Europa in merito all’aborto e un altissimo tasso di medici che non lo praticavano: ogni anno venivano praticati circa 2000 aborti legali e le realtà femministe ne stimano circa 200.000 effettuati illegalmente o all’estero.

GRECIA

Da tre settimane gli universitari greci protestano contro un disegno di legge che impone la presenza di polizia negli atenei. 
Anche molti docenti considerano scandalosa questa proposta, trovando molte similitudini con quanto accaduto nel 1973 durante la dittatura dei colonnelli. 
Dal 1982 vige in Grecia il cosiddetto “diritto di asilo universitario”, fortemente voluto dopo la caduta della dittatura militare, per preservare gli studenti e la libera circolazione delle idee negli atenei, luoghi da sempre molto politicizzati. Fino all’arrivo di questo governo sembrava impensabile la sua abolizione. 

FRANCIA

Migliaia di persone stanno manifestando a Parigi e in altre città della Francia contro la proposta di legge sulla “Sécurité Globale”.
In particolare protestano contro l’articolo che riguarda il divieto di diffondere immagini di poliziotti in azione e condividere video degli stessi sui social media.

TURCHIA

Dall’inizio di gennaio gli studenti stanno protestando contro la nomina del nuovo rettore dell’Università del Bosforo, scelto da Erdogan, Melih Bulu.
I manifestanti interpretano questa nomina come il tentativo del presidente di limitare le libertà delle comunità accademiche, in modo particolare in un ateneo come l’Università del Bosforo noto per le sue posizioni progressiste. 
Centinaia di studenti sono stati arrestati.  

TUNISIA

Da venerdì 15 gennaio sono scoppiate violente proteste in molte città della Tunisia, quasi tutte di notte, a cui hanno partecipato soprattutto giovani. 
Le manifestazioni sono scoppiate per l’imposizione di un nuovo lockdown e coprifuoco, proprio nei giorni del decimo anniversario dell’inizio della primavera araba. La motivazione più profonda è la grave crisi economica e politica che sta attraversando il paese. 

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